ARCHITETTO DELLA SCULTURA

La scultura oggi vuole essere monumentale, se non per le sue dimensioni, almeno per il suo spirito e le sue proporzioni. Vuole essere capace di resistere vittoriosamente all’azione divoratrice dello spazio e della luce. Intende addirittura integrare lo spazio in se stessa e non subirlo solamente, fa di tutto per dare allo spazio una consistenza e un significato plastico, per animarlo altrettanto e talvolta maggiormente rispetto alle masse piene. Infine, la scultura si è liberata delle costrizioni e delle abitudini mentali che le sono state imposte per secoli da una tradizione figurativa caratterizzata da regole più o meno severe. La scultura è così arrivata a considerarsi, insomma, equivalente all’architettura, ma depurata dei servilismi che portano tutte le architetture ad assoggettarsi anche ai bisogni di un ospedale, di una chiesa o di una fabbrica. La scultura si propone quindi un programma di un’ambizione estrema. E’ comprensibile che la buona volontà non sia sufficiente ad assicurare un risultato neppure modesto. E non c’è alcuna ragione di mostrarsi indulgenti verso i numerosi tentativi che manifestano soltanto l’incurabile presunzione d’artisti poco dotati. La scultura di Francesco Somaini persegue il fine che la scultura del nostro tempo si è prefissata. Cosa che non è una garanzia di qualità, senza dubbio. Ma, dopo aver scrutato le ultime opere di Somaini con uno sguardo professionale il più freddo possibile, ho dovuto constatare, tuttavia, che alla loro vista mi sentivo mosso, e mio malgrado, da quell’entusiasmo così particolare che produce la visione  istantanea di una bella conquista estetica e personale allo stesso tempo. Questo giovane scultore arriva a dominare la sua arte. Non ha corteggiato né l’arcaismo né il falso modernismo. Con molta semplicità e spontaneità, conta esclusivamente sulle proprie forze. Inventore di un nuovo materiale, modellatore dello spazio, creatore di forme e di ritmi, architetto della scultura, si rivolge alle nostre emozioni senza dimenticare la nostra intelligenza. A tutt’oggi, prende posto tra i rari eletti di questa vasta società di artisti che possono veramente vantare tale appellativo.

(Francesco Somaini, Como, 1956)