FRANCESCO SOMAINI

Somaini stesso ed i critici che hanno studiato il suo lavoro hanno spiegato che il problema e la crisi attuale dell’arte rientrano nel quadro più vasto e più allarmante del problema e della crisi attuale della città. E’ una crisi che ha cause, aspetti, sviluppi estremamente complessi: coincide con il disgregarsi delle strutture e la scadenza dei valori fondamentali della società, investe tutta la problematica dell’ambiente dell’esistenza con le sue implicazioni biologiche, psicologiche, sociologiche. Tra la città moderna ed i suoi abitanti corre ormai un rapporto d’inimicizia e di insofferenza: alla degradazione non soltanto estetica delle città corrisponde la degradazione della coscienza e della cultura urbane. Il fenomeno è irreversibile: la crisi non potrà essere superata che attraverso trasformazioni profonde, sostanziali, rivoluzionarie dell’intero sistema. Quale potrà essere, in questa trasformazione necessaria, la funzione degli artisti, che fino a ieri sono stati i grandi responsabili della dimensione, della configurazione, dell’ordine visibile dello spazio? Oggi sono messi da parte, ridotti a compiere interventi sporadici e marginali, di arredamento urbano. Gli stessi urbanisti e architetti possono soltanto progettare entro i limiti di programmi decisi dall’alto, dagli organi del potere. Sono semplicemente dei tecnici, talvolta dei consiglieri inascoltati. Le loro proposte globali rimangono costruzioni teoriche, ipotesi di lavoro; nel migliore dei casi si presentano come ideologie e nel peggiore come utopie, oscillanti tra gli estremi opposti ed egualmente improbabili di un’urbanizzazione estensiva, totale, e di una disintegrazione finale dei nuclei urbani. Più che prospettare la figura della città futura, pianificano la scomparsa della città storica, la città fatta dagli artisti.

(Da: Francesco Somaini, catalogo della mostra, Salisburgo, 1974)

Segue nell’allegato