FRANCESCO SOMAINI. MATRICI E TRACCE

Sul lavoro di Francesco Somaini non mancano certo analisi critiche approfondite, appassionate e anche emotivamente coinvolte. Anche, in qualche caso, eccessivamente enfatiche, con un soprappeso di rimandi simbolici e di interpretazioni in chiave psicoanalitica, che nascono dalla convinzione della necessità di andare a scavare nel “profondo” per trovare e mettere in luce i significati più veri e le radici prime di una ricerca artistica. Un atteggiamento critico questo che, per essere tutto spostato sul versante dei “contenuti”, rischia di sottovalutare, per molti versi, la natura specifica dell’opera d’arte, che è prima di tutto e soprattutto un fatto formale, una struttura linguistica che fonda le sue ragioni di senso all’interno della dimensione autonoma dello spazio figurativo. E’ pur vero che la forte ed esplicita caratterizzazione antropomorfa dell’immaginario organico di Somaini produce nell’osservatore intense suggestioni e riflessioni connesse a questioni di esistenzialità primaria dell’uomo, ma tutto ciò non deve far dimenticare che le opere di questo artista sono cariche di tensione estetica in quanto sono organismi plastici, né più né meno delle opere, per esempio, di un astrattista geometrico (anche se ovviamente diversi sono gli esiti). In altri termini la qualità, il valore qualitativo, di un lavoro artistico si misura a partire dalla capacità dell’artista ad agire sulla materia, in modo da trasformare in fisicità formata la sua concreta esperienza, la sua vita interiore, la sua peculiare spiritualità, la sua reazione al contesto storico culturale, i suoi ideali, la sua visione progettuale, ecc.

(Da: Rossana Bossaglia, a cura di, Somaini. Opere 1948-1990, Electa, Milano 1990)

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