SCULTURE DI SOMAINI

All’interno dello sconvolgimento profondo che sta vivendo in questo momento la nozione di morfologia, dove la forma euclidea cede il passo alla struttura d’insieme, il testimone passa allo Spazio, e la Forma, ormai relegata a un ruolo di secondo piano, s’impoverisce. Essa ha quasi perso per sempre ciò che costituiva la sua vera qualità: la pienezza. Passando da un tridimensionale euclideo a un organica topologia sommaria, questa pienezza ha troppo spesso perduto quel rigore che le permetteva di esprimersi massimamente. Spingendosi più lontano verso l’astrazione cantoriana, non le è restata che un’ossatura intellettuale, raramente dell’altro, se non niente del tutto.
Mi ha fatto piacere ritrovare, dopo l’ultima Biennale di Venezia, questa grande sensazione di pienezza formale nell’opera del giovane scultore Somaini, le cui forme non abbandonano, infatti, le aree dove la libertà non limita l’Invenzione. E quando uno scultore salvaguarda tutto questo, ci si può aspettare molto dal suo lavoro. Fin d’ora Somaini si colloca tra i potenziali grandi scultori di domani quando la ricerca di un ordine diverso dovrà esigere enormemente dagli scultori e dagli architetti di fronte alla saturazione dovuta a un’eccessiva libertà nella quale si è sovente arenata la pittura, all’alba di una delle più grandi avventure delle possibilità artistiche. Io non ho mai trovato una tale qualità prettamente formale dai tempi dei monumenti del grande panteismo erotico-mistico di Etienne-Martin del 1946. Guardi, Somaini, che ci aspettiamo molto da lei.

(Da: Sculture di Somaini, Notizie, Associazioni Arti Figurative, Torino, 1959)