URGENZA NELLA CITTA’. PER UNA CONCLUSIONE

Somaini non propone dunque di sostituirsi all’architetto né all’urbanista: non è uno scultore che pretenda di costruire la città. E’, esattamente, uno scultore che intenda agire come tale nel contesto urbano, in vista di un suo riordinamento emotivo, in vista della “urbanizzazione” della metropoli attuale, del riscatto dell’”urbano”. Il suo ruolo non vuole essere aggiuntivo a quello dell’architetto e dell’urbanista, bensì in certo modo paritetico: non subordinato collaborerà in quell’équipe progettistica che dovrà complessivamente risarcire appunto la città della propria piena umana vitalità (che è emotività, memoria, oltre che ordine funzionale). “L’arte, necessaria come la scienza, sebbene non sufficiente”, scrive Lefebvre, “contribuisce alla realizzazione della società urbana con la sua larga meditazione sulla vita come dramma e come gioia. Inoltre e soprattutto, l’arte restituisce il senso dell’opera, consente figure molteplici di tempi e di spazi appropriati: non subiti, non accettati da una rassegnazione passiva, ma trasformati in opera. (…) Alla forza sociale capace di realizzare la società urbana compete di rendere effettiva ed efficace l’unità (la sintesi) dell’arte, della tecnica, della conoscenza”.

(E. Crispolti, F. Somaini, Urgenza nella città, Edizioni Mazzotta, Milano, 1972)

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